Il recente assassinio a sangue freddo dell’attivista cristiano e conservatore Charlie Kirk lascia attoniti, sgomenti, arrabbiati e costringe ancora una volta a chiederci, come siamo arrivati – o tornati – a questo?
Complotto o meno, si tratta infatti di un evento che ha una collocazione ed una paternità sociale, culturale e politica ben chiara. Infatti, da almeno sessant’anni la sinistra globale è impegnata in una aggressiva e sistematica delegittimazione antropologica del dissenso.
Chiunque si ponga in contrasto con il sistema ideologico progressista è dai suoi aderenti considerato non semplicemente uomo in errore, ma uomo malvagio. Nella sinistra moderna, forse sin dal suo concepimento, striscia un atteggiamento manicheo, un senso di superiorità antropologica che dagli anni della contestazione si è fuso con il totale rifiuto di schemi morali trascendentali creando una mostruosità ideologica.
“Poiché non c’è alcun Bene esterno ed indisponibile a noi, allora noi siamo il bene, e voi siete il male. E voi dovete essere distrutti.“
Questo pensiero fondante ha giustificato la violenza e la ferocia con cui la sinistra ha sistematicamente aggredito i conservatori – o anche solo i moderati – ovunque: nella politica, nella cultura, nelle accademie. Chiunque dissenta non deve essere confutato, ma eliminato. I politici avversi devono essere spinti alle dimissioni, gli intellettuali privati delle piattaforme, i business chiusi e sabotati.
Tutto questo dichiarandosi paladini della libertà di espressione, e senza vedere in questo alcuna contraddizione. Perché nella loro psiche la controparte non è semplicemente in torto, è malvagia. E quindi non gode degli stessi diritti.
Ne è testimone il fiorire, anche da parte di diversi ‘intellettuali’, di considerazioni abominevoli ed inqualificabili sul terribile assassinio di Kirk, freddato davanti alla moglie e ai figli piccoli: se l’è cercata.
Perché? Perché non la pensa come noi, e quindi è malvagio. Ha osato parlare pubblicamente pur essendo malvagio, ed è stato eliminato. Il bene vince sempre. Questo nella mentalità malata dei Saviano, degli Odifreddi, delle Parigiani.
L’aria, però, sta cambiando. La rabbia ed il risentimento montano. Un sondaggio del FIRE, svolto nei college americani, rileva quale percentuale di studenti sia disposta ad usare la violenza verbale per impedire alla parte politica opposta di manifestare le proprie idee durante eventi scolastici come conferenze.
Nel 2020, solo il 38% dei “fortemente repubblicani” si definiva disposto a questo genere di aggressione, contro l’80% dei loro colleghi democratici. Oggi, cinque anni dopo, il numero è rimasto stabile fra i democratici, ma è quasi raddoppiato fra i repubblicani, raggiungendo quasi il 60%. Per quanto riguarda la violenza fisica, nel 2021 il 10% dei repubblicani si dichiarava propenso, contro il 25% dei democratici; ma nel 2025 la percentuale di repubblicani disposti alla violenza politica è salita al 38%, superando di qualche punto i democratici.
La mentalità manichea sta progressivamente contagiando la destra – anche la destra moderata. La tensione sociale cresce, la polarizzazione è a livelli critici, e si affaccia una reazione che potrebbe essere persino peggiore della provocazione.
In tutto questo, la cosa più terribile è guardarsi dentro e rendersi conto che una parte di noi stessi spera che questo accada. Di fronte ad un Odifreddi capace di commentare la uccisione barbarica di un padre di famiglia con «chi semina vento raccoglie tempesta», si insinua la voglia di vedere cosa raccoglierà invece il matematico, quando inizierà la nuova e forse peggiore fase della bufera.
Sfortunatamente, questo è il fato dell’uomo. Di fronte alla violenza, l’unica risposta in grado di portare una giustizia terrena è una violenza maggiore; più impietosa, più soverchiante, più distruttiva. E così è impossibile non odiare chi odia, senza rinunciare allo stesso tempo alla giustizia.
Nietzsche scriveva: «Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro.»
Inizio purtroppo a dubitare che la cautela suggerita dal filosofo possa essere di alcun aiuto. Forse chi si propone di combattere con i mostri diventa in quello stesso momento mostro a sua volta. Perché nulla è di sano nell’uomo che possa preservarlo da questo rischio. La giustizia dunque non può esistere: solo il perpetrarsi della violenza, solo l’ondeggiare inquieto dei rapporti di forza.
Nonostante queste amare considerazioni, ancora non desistiamo dal desiderare un mondo giusto, dove ogni ginocchio sia piegato di fronte al Bene, e dove ogni lacrima sia asciugata.
Allora, non ci rimane che una unica possibilità: continuare ad affermare la Verità, senza paura, senza indietreggiare, senza cedere un millimetro, ma senza mai impugnarla come un’arma. Accettando con mansuetudine le conseguenze che questo potrà portare.
Riponendo la nostra fiducia in Colui che disse: non temete, Io ho vinto il mondo.

