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Ciò che rende grande l’uomo

Non concluderò mai nulla. Non sono abbastanza. Nulla di ciò che faccio avrà mai un risvolto. Non sarò mai una persona importante.

Sono pensieri che associamo tipicamente agli adolescenti. Tuttavia queste paure – seppure difficilmente verbalizzate – continuano a rimanere dentro di noi e ad animarci anche da adulti. Abbiamo smania di essere, di fare, di concludere, di arrivare, di ottenere. Ma sono davvero queste cose che rendono grande un uomo?

È morto un bambino, pochi giorni fa, nella mia parrocchia. Tumore, dodici anni. Salito al cielo appena prima di raggiungere l’età in cui queste preoccupazioni iniziano a farsi strada dentro di noi. Una vita di fronte a cui la logica del mondo ammutolisce.

Se a dare senso è fare, ottenere, arrivare, allora qual’è il senso di una vita interrotta così presto? Che significato ha una vita che non ha potuto ottenere una laurea, raggiungere una prestigiosa posizione lavorativa, accumulare molto denaro e rispetto, mettere su famiglia, o raggiungere qualche altro trionfo? La risposta del mondo sarebbe troppo dolorosa. Così il mondo tace.

Eppure quel bambino, qualche cosa l’ha fatta. Anzi, in un’altra logica, ha fatto di più di quello che una persona come me, per quanto studio o impegno possa mettere, riuscirà mai a fare con le proprie forze. Quel bambino ha toccato cuori, decine di cuori.

Per ricordarlo e stringersi attorno alla famiglia, la mia parrocchia ha organizzato una veglia. In una Chiesa strapiena c’erano tutti: quelli che vengono tutte le domeniche, quelli che servono alla sagra, chi canta nel coro, chi passa solo quando la chiesa è vuota per salutare Maria, chi non passa mai. Forse molti dei presenti avevano nel cuore proprio quel «che senso ha» su cui il mondo tace.

E lui, a differenza del mondo, ha risposto. Ha risposto perché in prima fila c’erano tanti bambini che hanno condiviso la scuola con lui, e che avrebbero voluto anche un solo giorno in più per volergli bene. Ha risposto perché con il suo viso sorridente, proiettato per un ultimo saluto, ha testimoniato che anche un bambino può continuare ad amare la vita sopportando con dignità spaventosa il dolore. Ha risposto perché vicino a lui c’era l’immagine di San Carlo Acutis – del suo Carlo Acutis, che aveva visitato ad Assisi e con cui pregava. Ha risposto perché sopra di lui c’era Gesù sulla croce. Perché poco oltre c’era Gesù nel tabernacolo.

Le centinaia di persone che si accalcavano per entrare nella chiesa e occupavano persino il sagrato, questa risposta l’hanno sentita. Credo che nessuno sia tornato a casa senza essere in qualche misura cambiato. Così quel piccolo ha toccato le vite di moltissimi «grandi».

Per questo quel bambino è stato un grande uomo.
Cosa lo ha reso grande? Non ottenere qualcosa, non raggiungere qualche posizione, ma l’essersi lasciato amare. Prima di tutto dai suoi genitori, dai suoi fratelli, dai suoi amici e compagni di scuola. Poi, in cielo, da tutta la sua comunità e persino da perfetti sconosciuti.

Tutte queste cose però sono frutti di qualcosa di più.
Quel bambino si è lasciato amare da Dio, nonostante la croce nella sua vita, attraverso la croce nella sua vita.

Ed è questo che rende grande l’uomo.

28 Marzo 2026

In questa sezione puoi approfondire le immagini utilizzate per accompagnare le miei pubblicazioni.


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