In alcuni ambienti, specialmente in ambienti evangelici, vi è una certa avversione per la teologia. Essa è in realtà una disciplina meravigliosa, e ricca di profondità inesauribile, proprio perché Dio, che è l’oggetto della sua ricerca, è inesauribile.
Tuttavia vi è effettivamente un rischio in una fede eccessivamente teologica e intellettuale: ed è finire per pensare che, in fin dei conti, il cristianesimo sia solo un meraviglioso e brillante sistema di pensiero. Una filosofia; sia pure ispirata da quell’astratto Principio di cui, comunque, parlano anche la maggioranza di tutte le altre filosofie: dai classici alle filosofie orientali.
Ma il cristianesimo non è questo. Non è un sistema di pensiero, non è una filosofia, non è una collezione di riflessioni sociali, morali, metafisiche; quanto meno non è solo questo.
Il cristianesimo è una relazione. E come tutte le relazioni, esso connette due persone: noi, da una parte, Gesù, dall’altra. La ricerca teologica dovrebbe essere proprio l’esplorazione di questa relazione: diversamente si riduce il cristianesimo ad un esercizio filosofico condito da candele, buffi soprammobili, ed una ricca storia dell’arte.
Ma come possiamo riuscire a non dimenticarci che nell’altro estremo di questa relazione che è il cristianesimo, vi è realmente una Persona, viva, concreta?
Forse il Sabato Santo è ciò che più ci aiuta a mantenere viva memoria di questo, col suo messaggio sconvolgente: Dio è morto, è morto sul serio.
Dio è morto non nel senso culturale, metafisico, che Nietzsche ha popolarizzato. Dio è morto nella maniera più concreta e brutale che possiamo immaginare: inchiodato ad una croce; livido, sanguinante, con la testa incassata nel torace, i piedi distorti, le mani dilaniate.
Fino a poc’anzi, potevamo non farci caso: nel trambusto della Passione, ci si può anche non rendere conto di cosa stia realmente accadendo. Ma ora che Gesù è deposto nella tomba, e che la tomba è chiusa, non possiamo non prendere coscienza di ciò che è accaduto.
Gesù è morto. E morendo ha lasciato in noi un silenzio profondo. E questo è solo una frazione infinitesimale del silenzio in cui ha lasciato gli apostoli e sua madre duemila anni fa: che sebbene sapessero chi Lui fosse – Maria in particolare – certamente devono per un attimo – o un giorno – aver temuto che la morte lo avesse vinto davvero.
Se questo è, allora dobbiamo prendere atto che Cristo non è una idea. Una idea non si inchioda ad una croce. Una idea non sanguina, non soffre, non muore: al massimo passa di moda.
Allora è forse bene che anche la nostra riflessione teologica in questo giorno taccia – ed accetti che in questo solo giorno, non ci saranno risposte. Così potremmo ricordarci che ciò che è dall’altro estremo della relazione, non è un sistema di pensiero, non è un idea: ma una Persona vera.
In attesa della Buona Notizia.

