Immaginiamo un uomo che sia messo sotto accusa per le proprie parole.
La prima strada che egli può intraprendere è difendere ciò che ha detto. Questa scelta, se non preceduta da un esame serio di sé stessi, può essere una scelta dettata dalla superbia. D’altra parte, se in piena coscienza si sa di star affermando il giusto, rifiutare di abiurare alla verità è un gesto di immenso coraggio e persino di umiltà. Questo perché pone la Verità sopra il nostro io, accettando le conseguenze – sul nostro prestigio, la nostra incolumità, la nostra carriera – che questo può comportare.
La seconda strada aperta all’uomo è riconoscere il proprio errore. Anche questa, e principalmente questa, può essere una scelta di grande coraggio e umiltà. Inoltre, almeno per statistica, sarà difficilmente la scelta sbagliata: infatti tutti noi diciamo molte più sciocchezze che verità. Anche questa posizione può però essere negativa: rinnegare la verità per convenienza non è umiltà, è codardia.
C’è poi una terza scelta, che è la fuga.
L’uomo potrebbe sostenere di non aver mai inteso dire ciò per cui è accusato, atteggiarsi come vittima di una ingiustificata aggressione, ed accusare a sua volta coloro che lo hanno attaccato di aver distorto o traviato le proprie parole. Questo è l’unico atteggiamento che non ha mai una espressione positiva. È la postura di chi desidera preservare l’io ad ogni costo, anche al costo di mentire su di esso.
Codardia, che incontra la superbia.
Nel rispondere alle critiche, Andrea Grillo mi sembra aver preso quest’ultima postura. Nel suo ultimo articolo difende di sé stesso, non riconoscendo il merito della critica, ed anche a fronte delle evidenze accusa i suoi critici aver mal compreso le sue parole. I suoi testi, in tutta franchezza, non mi sembrano però in alcun modo ambigui – e invito a leggere il mio articolo Scandali Eucaristici per verificare ciò che dico. Anche se lo fossero, sarebbe comunque opportuno scusarsi di questo. Un uomo con una simile formazione umanistica dovrebbe attivamente cercare di farsi capire e di evitare di ferire ingiustamente il prossimo con parole mal misurate.
Ciò detto, prima di giudicare troppo severamente, consideriamo che nella posizione in cui si trova il teologo ora potremmo domani trovarci noi.
Per questo dobbiamo pregare – e farlo davvero, non solo dircelo come fosse una semplice questione estetica – perché Dio ci dia la grazia di agire nel modo giusto.
1 Giovanni 1:8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.

