San francesco in preghiera con l'icona e il nome della app Franciscus in sovraimpressione

Franciscus, un’app per leggere San Francesco

In questi ultimi anni, complici alcuni pellegrinaggi ad Assisi, ho sentito crescere in me una certa ammirazione per il tanto amato San Francesco. Più mi interessavo alla sua figura, però, più mi rendevo conto di come qualcosa non tornasse nella divulgazione moderna.

Ho visto, ad esempio, il Franciscus di Cristicchi, qualche esposizione di Barbero sul santo, sino anche ad alcune riflessioni in contesti ecclesiali – e ogni volta ho percepito che stonasse qualcosa. Così ho iniziato ad interessarmi delle fonti primarie, le biografie su Francesco, gli altri testi a lui coevi, e quelli redatti di suo pugno.

A distanza di qualche mese, ho deciso di sviluppare un’applicazione che permettesse a tutti di leggere ed esplorare facilmente questi testi. In questo articolo vi racconto perché e come è andata.

Il «Vero» Francesco

Chi era davvero Frate Francesco? La domanda, a ottocento anni dalla sua morte, continua ad affascinare moltissimi – vicini e lontani dalla fede cattolica.

La divulgazione moderna spesso racconta Francesco parlando del suo amore per la povertà come fosse una banale scelta di semplicità di vita, una liberazione radicale dalle preoccupazioni del possesso. Talvolta, in maniera un po’ anacronistica, ponendolo in parallelo con un moderno rifiuto del consumismo isterico.

Anche la passione del fraticello per il creato viene rappresentata spesso come una forma di ecologismo, ispirato dal retroterra culturale cristiano solo per questioni anagrafiche o di convenzione.

Questa lettura, poi, è accompagnata spesso da una narrazione che vuole la Chiesa impegnata nella normalizzazione di questo controverso personaggio; prima con l’imposizione di limiti e censure al suo carisma, poi, dopo la sua morte, con la progressiva sostituzione delle testimonianze autentiche su di lui. Questo sarebbe accaduto con l’imposizione di versioni artefatte della sua storia, addomesticate ed arricchite di contenuti dottrinali che, del «vero Francesco», avrebbero preservato poco o nulla.

Nascerebbe così San Francesco, anzi il santino Francesco: un altarino, un’icona, qualcosa che poco o niente ha più a che vedere col poverello Frate Francesco. In realtà, quella che ho chiamato «divulgazione moderna» è figlia di un autore preciso, di cui continua ad ereditare le «appassionanti» tesi spesso senza troppo verificarle.

Costui è Paul Sabatier, storico che nel 1893, con la sua Vie de saint François, ha riletto la vita di Francesco proprio nella chiave descritta, proponendo la tesi del Francesco autentico frustrato dalla censura della «Chiesa Cattolica Romana». Sabatier fu però tutt’altro che un accademico disinteressato: oltre che storico, infatti, fu teologo, nonché pastore calvinista, e di opinioni decisamente non lusinghiere nei confronti della Chiesa.

In mezzo alla confusione, dunque, rimane la domanda. Chi era davvero questo uomo di Assisi? Il frate rivoluzionario e censurato di Sabatier, o il santino della catechesi parrocchiale? La risposta sta nelle fonti primarie, e negli scritti che Francesco ha redatto di suo pugno, soprattutto il suo preziosissimo Testamento.

Su Francesco sono state scritte nei primi tempi quattro biografie, più le versioni ridotte di due di queste. Tommaso da Celano ha scritto la Vita del Beato Francesco prima, nel 1229, ed il Memoriale del desiderio dell’anima poi, nel 1247. Contemporanea del Memoriale sarebbe – sebbene la datazione sia contestata – la Leggenda dei Tre Compagni, tradizionalmente attribuita ai tre più cari amici del santo, Angelo, Leone e Rufino. Infine c’è la successiva Legenda Maior di Bonaventura, la biografia ufficiale dell’ordine.

Quest’ultima, nata attorno alla necessità di avere un documento normativo per l’ordine, ha poi soppiantato le precedenti – tanto che il capitolo francescano ordinò la distruzione dei testi di Celano e dei Tre Compagni. La divulgazione moderna ha interpretato questo fatto come una forma di censura ecclesiale – come detto in precedenza.

La realtà è più complessa. Anzitutto, la distruzione dei testi precedenti ha riguardato solo l’ordine francescano, senza interessare le biblioteche private, diocesane, o degli altri ordini, e non ci è arrivata alcuna testimonianza di provvedimenti disciplinari o di persecuzioni di qualsiasi altro genere a carico di chi conservasse le precedenti biografie.

Se questo non bastasse, va ricordato anche che San Bonaventura cita testualmente numerosi passaggi da Celano e dai Tre Compagni, e che molti degli episodi sono in comune a tutte e tre le opere. A fronte di questo, è difficile sostenere un intento censorio nel senso moderno del termine. L’operazione appare piuttosto come un tentativo di normare la narrazione sul santo, e la sua trasmissione ai nuovi frati.

Ciò che è importante, è che dalla lettura di questi documenti, non emerge una figura contraddittoria e frammentata. Certo, ci sono attenzioni, toni e sfumature differenti. Le Vite di Celano sono testi che vivono di una memoria fresca e per certi versi ancora poco elaborata di Francesco. I Tre Compagni scrivono con molta più attenzione degli inizi del fraticello, della reazione di Assisi e dei famigliari, dei primi compagni, trascurando dichiaratamente l’aspetto sensazionale e taumaturgico della sua vita. San Bonaventura scrive una riflessione teologicamente calibrata, svolgendo un’analisi rigorosa e severa delle fonti, peregrinando nei luoghi del Santo ed interrogando personalmente i testimoni.

Ma da tutto questo emerge una sinfonia concorde, così come dai Vangeli, diversi sia nel tono letterario che in parte dei contenuti, emerge un solo Cristo. Ed il San Francesco di cui queste biografie ci parlano, che poi trova piena corrispondenza nella voce dell’autore del Testamento e delle lettere, non è né il banale santino, né l’ancora più banale protestante ante litteram.

San Francesco – che non era, è! – è proprio quell’uomo che tutte le fonti raccontano in un coro polifonico ma non dissonante: un uomo radicalmente innamorato di Cristo e del suo corpo – la Chiesa. Tutto ciò che veramente è stato San Francesco discende dalla sua radicale cattolicità, e la sua persona – se si può capire – non si può capire separatamente da questo. Di ciò è testimone lo stesso Francesco, che nel suo Testamento – difatti demolendo la lettura di Sabatier mezzo millennio prima che fosse proposta – scrive:

Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine, che se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e trovassi dei sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. […] E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.
[…]
E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor papa me la confermò.

In questi due testi, il santo professa obbedienza totale anche al più empio dei sacerdoti, *e, allo stesso tempo*, rivendica di essere un profeta ispirato direttamente da Dio. Ecco chi è Francesco: un figlio della Chiesa obbediente sino all’eccesso, un profeta drammatico che non teme di servire un tozzo di pane elemosinato nella casa d’un prestigioso cardinale (cfr. 2Cel XLIII), taumaturgo potente e meraviglioso, amante ingenuo e stupefatto della Creazione, penitente oltremodo severo con sé stesso eppure correttore amorevole dei frati troppo scrupolosi, uomo colmo di amore eppure capace di una severità terribile nei confronti della sua stessa famiglia.

Questo alter Christus, che al suo Signore si è conformato sino a ricevere le stigmate, sicuramente soffrirebbe, se ciò fosse ancora possibile una volta al cospetto dell’Altissimo, nel vedere la memoria di lui divisa. Certo lo addolorerebbero le rappresentazioni pietistiche e banali, ma soprattutto il vedersi usato come contrapposizione per dipingere una Chiesa revisionista e dedita alla censura della memoria dei suoi stessi santi.

È per questa ragione che ho deciso di realizzare Franciscus – un’app che consentisse di leggere gratuitamente e facilmente le fonti su San Francesco, nonché di confrontarle fra loro. Perché sono convinto che promuovere la lettura delle fonti primarie sia la strada migliore per diffondere una comprensione più veritiera di San Francesco.

Lo Sviluppo di Franciscus

*Nota: questa sezione contiene tecnicismi sullo sviluppo dell’applicazione Franciscus e sull’elaborazione dei testi originali. Se non ti interessa, puoi tranquillamente saltarla.

Essendo sviluppatore di professione e considerato che l’intelligenza artificiale ha – nostro malgrado – già automatizzato buona parte del mio lavoro, lo sviluppo software in sé non si è rivelato particolarmente problematico o oneroso. Dal punto di vista tecnico, le sfide principali sono dipese dai requisiti che mi ero posto:

  1. Assoluta gratuità dell’opera. Ho deciso sin da subito che Franciscus sarebbe stato un progetto senza alcun fine di lucro, senza pubblicità, e senza qualsiasi genere di tracker degli utenti. Questo significava però che avrei dovuto trovare una soluzione per ridurre al minimo, possibilmente a zero, i costi di hosting dell’applicazione.
  2. Contribuzioni libere e in-app. Volevo che eventuali studiosi o appassionati interessati al progetto potessero contribuire, magari dall’app stessa, a migliorare le annotazioni. Questo obbiettivo cozzava però un po’ con il primo: a prima vista, rendeva necessario un server con un database tradizionale, dove raccogliere i contenuti proposti dagli utenti.
  3. Formati riutilizzabili. Se dovevo produrre dei testi latini, nonché le relative traduzioni, leggibili a macchina e debitamente annotate, volevo che il tutto fosse redatto in formati potenzialmente riutilizzabili da terzi – avendo deciso di rilasciare tutto al dominio pubblico – e possibilmente leggibili sia da una macchina che da un umano in maniera agevole.

Questi tre requisiti hanno trovato una convergenza sulle funzionalità di GitHub, uno strumento che permette di ospitare gratuitamente codici sorgenti per lo sviluppo collaborativo, ed in particolare su GitHub Pages, che permette di pubblicare siti web gratuitamente a partire dalla compilazione dei propri sorgenti, purché si tratti di siti statici.
L’applicazione e il corpus letterario sono diventati entrambi dei progetti GitHub.

Per quest’ultimo, è stata realizzata una specifica di formato ad hoc basata sul linguaggio markdown, un formato con un markup molto leggero e quindi leggibile da un umano, ma comunque sufficientemente strutturato da essere leggibile da una macchina. Un programma dedicato, sempre ospitato gratuitamente da GitHub, compila poi questo formato in un vero e proprio database ricercabile anche con interrogazioni complesse, che viene servito, tutto staticamente, assieme all’applicativo.

Infine, l’applicativo è realizzato con tecnologie tali da poter essere installato in locale su qualsiasi device (smartphone, tablet, computer) e poter essere utilizzato senza connessione internet.

Quanto alla contribuzione per le traduzioni: agevolare la redazione collaborativa di sorgenti testuali è lo scopo principale di GitHub. Essendo già interamente nel loro ecosistema, collegare il tutto e sfruttare la loro stessa infrastruttura per autenticazione e gestione del ciclo di approvazione dei contributi è stato un gioco da ragazzi.

Così, tutti gli obbiettivi che mi ero posto sono stati raggiunti, ed il costo a mio carico si è ridotto ad una decina di euro l’anno: il costo del dominio Franciscus.app.

I Testi e le Traduzioni

Più complesso è stato reperire i testi e le traduzioni. Certamente i testi latini sono di dominio pubblico: ciò non significa però che siano facilmente reperibili, specie in formato leggibile da una macchina.

La situazione per le traduzioni è ancora peggiore. Le più datate sono difficili da reperire, o reperibili come scansioni di scarsa qualità e con trascrizioni a macchina tanto piene di errori da essere inservibili. Le più recenti, invece, sono ancora protette dai diritti d’autore, e dunque non distribuibili.

Ho impiegato poco a capire che avrei dovuto trovare una soluzione creativa. Anzitutto, ho abbandonato l’idea di utilizzare traduzioni “già fatte”: sarei partito dai testi latini, evitando totalmente ogni problema di Copyright.

Ho cercato allora dei testi servibili appartenenti ad edizioni critiche recenti: mi serviva comunque un’edizione di riferimento per preservare la numerazione dei paragrafi, e rendere i lavori citabili. Anche questo lavoro redazionale è però protetto da diritti d’autore, seppure di durata più breve nel tempo: non ho quindi usato i testi più recenti delle Fonti Francescane (tra l’altro poco reperibili online), ma ho preferito edizioni precedenti gli anni settanta.

Trovati i testi di partenza, ho iniziato a renderli utilizzabili dalla mia applicazione. I formati erano diversi, si trattava di PDF o di pagine web formattate in varia maniera. Ho quindi redatto una serie di script per l’estrazione e la progressiva applicazione di filtri di normalizzazione sui testi, fino a far corrispondere tutti i formati alla medesima specifica. A quel punto avevo i testi latini.

Mi sono reso conto in quel momento che, con i soli testi latini, la mia applicazione non sarebbe stata granché fruibile, quanto meno non per il fedele medio. Un bel problema: non ho certo le competenze per redigere io una traduzione di latino ecclesiale – avendo solo qualche reminiscenza dal liceo – ed in ogni caso tradurre un corpus del genere richiede normalmente anni. L’infrastruttura per poter redigere delle traduzioni collaborative, se mai qualche volontario si fosse fatto avanti, era già prevista nell’applicazione – ma nel frattempo il lettore avrebbe dovuto accontentarsi del latino.

Una traduzione macchina classica non andava nemmeno considerata. Il risultato sarebbe stato pieno di errori, nonché privo di qualsiasi rispetto per il vocabolario biblico di cui questi testi sono intrisi, insomma inservibile. Ricercando, ho scoperto che i modelli ad intelligenza artificiale di frontiera hanno ottime competenze nel latino ecclesiale, tuttavia i testi in questione contano mediamente quarantamila parole, moltiplicate per le quattro opere con cui intendevo partire.

Non è un volume che una AI utilizzata alla maniera conversazionale classica, che tutti conosciamo, può ingerire, tanto meno con il vincolo di dover mantenere un formato di output rigido e preciso. Così ho realizzato degli script che interrogassero la AI in maniera programmatica, in più richieste, fornendo un paragrafo alla volta. Ho utilizzato un system prompt – una serie di istruzioni date “a monte” della richiesta in sé – che dettagliasse precisamente il formato e lo stile di traduzione richiesto, mantenendo un approccio il più possibile letterale – non il mio preferito ma il meno rischioso per una traduzione AI.

Considerato che gli scrittori medievali citano la Vulgata spesso in maniera testuale, integrandola nel loro naturale scrivere, mi pareva un buon compromesso – ed inoltre potevo riutilizzare i riferimenti biblici delle edizioni di partenza, ormai privi di diritto d’autore. Con la stessa richiesta, ho chiesto alla AI di annotare i passaggi scegliendo dei tags da una lista redatta a monte con persone, eventi chiave, luoghi, temi, e virtù cristiane. Poi, ho lanciato il programma.

Dopo qualche ora con circa trenta euro di investimento, ho potuto revisionare le traduzioni prodotte da Claude Opus 4.8 – uno dei modelli di frontiera più recenti. Il grado di qualità è impressionante: mentre scrivo ho già letto la Leggenda dei Tre Compagni, che dovevo ancora leggere e che ho apprezzato anche più delle altre edizioni, e parte della Vita Prima di Celano. I testi sono assolutamente leggibili, e grazie alla funzione che permette di visualizzare il testo a fronte in latino, ho potuto verificare che sono anche piuttosto fedeli.

Ho fatto anche qualche verifica sulla traduzione della Legenda Maior, di cui possiedo la copia cartacea, e ne sono rimasto soddisfatto. Certamente, è valsa la pena realizzare l’infrastruttura che permette ad eventuali studiosi di revisionare e contribuire alle traduzioni direttamente dall’app – e che spero permetterà un giorno di avere traduzioni libere in gran parte revisionate da umani competenti.

Rimane una punta di vergogna e quasi di dispiacere, se considero come una macchina ha realizzato in poche ore un’opera che un tempo avrebbe richiesto non solo mesi di lavoro focalizzato, ma anni di faticosa formazione come prerequisito. Del resto, la stessa cosa sta accadendo al mio lavoro, e presto accadrà a molti altri: non si può certo pensare che il mondo intellettuale ed accademico sia preservato da quanto sta accadendo.

Come tanti, sono convinto e cosciente che le conseguenze di questo saranno nefaste: ma questo è un tema per un altro articolo.

Guardando avanti

Al di là della preoccupazione, rimane comunque una grande soddisfazione. Io stesso sono stato il primo fruitore di Franciscus.app, avendo potuto leggere comodamente dal mio telefono la Leggenda dei Tre Compagni.

Sono testi di immenso valore spirituale, perché San Francesco è davvero un alter Christus, e la sua vita mi ha interrogato profondamente. La radicalità di quest’uomo è come una luce che fa verità sulla nostra fede, e personalmente mi ha consentito di capire come spesso la mia sia una fede molle, auto-consolatoria e terapeutica, finalizzata a me stesso piuttosto che a Dio.

Quella di Francesco è invece la fede guerriera e decisa di chi è autenticamente proteso alla Speranza e determinato alla santità: e questa è una fede che, pur portatrice di profonda pace, taglia e divide anche l’interiorità di chi vi si confronta.

Sono convinto che l’uomo di oggi questa fede abbia bisogno di incontrarla – e dunque sono pienamente soddisfatto del mio piccolo contributo verso questo fine, forse anche più per questa ragione rispetto che per il desiderio di verità esposto in apertura, che pure rimane importante. Ora, guardando avanti, spero di trovare qualcuno interessato ad aiutarmi a completare il corpus letterario e a revisionare le traduzioni ed annotazioni.

Poi, non escludo che il formato utilizzato per Franciscus possa essere utilizzato anche per altri autori. Del resto, la difficoltà nel reperire le fonti originali in formato gratuito e facilmente ricercabile ed esplorabile non riguarda solo i testi di Francesco, ma gran parte del patrimonio spirituale della Chiesa – da Sant’Agostino a San Giovanni Crisostomo, a molti altri. x

Completate le ultime rifiniture, quindi, si entra nella fase del «coinvolgimento», durante la quale dovrò cercare qualche compagno di avventura per continuare quello che per ora ho iniziato da solo.

Con la grazia di Dio, ne nascerà qualcosa di buono.

Sancte Francisce, Sancte Bonaventura, orate pro nobis.

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